Nizza. Marcello Firpo, un poeta dimenticato
Il prof. Giulio Vignoli
prosegue nelle sue ricerche sulla componente italiana del Nizzardo e paesi
contermini. Dopo il volume “Storie e letterature italiane di Nizza e del
Nizzardo (e di Briga e di Tenda e del Principato di Monaco)”, Edizioni
Settecolori, Lamezia Terme, 2011 (distribuzione Mursia), euro 13, ecco un suo
breve saggio su uno studioso di cultura e sentimenti italiani, perseguitato
dalla Francia e dimenticato dall’Italia.
Marcello Firpo, il
poeta di Mentone condannato a 7 anni di lavori forzati dai francesi.
Forse qualcuno
in Italia ricorderà che le due stupende cittadine marinare di Mentone e
Roccabruna, appartennero al Principato di Monaco -in allora italofono- fino al
1848 quando le due municipalità si ribellarono al reazionario Florestano I e si
eressero a città libere. Poco dopo la popolazione chiese ed ottenne
l’annessione al Regno di Sardegna in forza del principio di libertà e di
nazionalità che le vedeva italiane a tutti gli effetti.
Purtroppo, in conseguenza degli accordi di Plombières che prevedevano
l’aiuto di Napoleone III nella Seconda Guerra d’Indipendenza e, come
contropartita, la cessione alla Francia della Savoia e poi dell’antica Contea
di Nizza, anche Mentone e Roccabruna furono cedute nel 1861.
Ma l’animo italiano di quelle popolazioni sopravvisse nonostante la
francesizzazione forzata mandata avanti dalle nuove autorità, con la
persecuzione della lingua italiana e di ogni espressione di italianità.
Fra le due Guerre Mondiali si diffuse un movimento culturale di estremo
interesse che prendeva nome da una rivista letteraria A Barma Grande. Il
movimento intendeva difendere il patrimonio delle tradizioni e soprattutto
dialettale della Liguria occidentale e quindi anche della Liguria diventata
“francese”. Alla Barma Grande collaborarono numerosi intellettuali della
zona venendo quindi a far parte
del movimento scaturito dalla rivista.
Ovviamente coltivando il comune dialetto e le tradizioni di quei
territori si manteneva viva anche la loro cultura italiana giacchè il dialetto
ligure non è certo un dialetto francese, e la storia di quelle terre è
indubbiamente italiana.
Gli scrittori e poeti coinvolti provenivano sia da paesi ceduti alla
Francia, sia da territori politicamente italiani, sia dal Principato di Monaco.
Ricordiamo in particolare: Luigi Notari, monegasco; Etienne Clerissi di
Mentone (Francia); Enrico Boyer di Sospello (Francia); Silvio Andracco di
Seborga; Antonio Allavena di Pigna; Louis Frolla, monegasco; e soprattutto
Emilio Azaretti, Filippo Rostan e Alessandro Varallo, tutti e tre di
Ventimiglia.
Spiccava il poeta e scrittore Marcello Firpo di Mentone, cantore
appassionato della sua terra mentonasca
della quale affermava la specificità e l’autonomia. Egli era anche il
presidente di una delle due associazioni culturali di Mentone. Fu anche collaboratore del notissimo studioso
Nino Lamboglia, profondo ricercatore della storia dell’estrema Liguria
occidentale, animatore dell’Istituto internazionale di studi liguri che
prospera tuttora, anche dopo la sua tragica morte avvenuta nel porto di Genova
(cadde in mare da un molo, intrappolato nella sua automobile, per una errata
manovra, assieme a un collaboratore. Perirono entrambi).
La sua produzione poetica fu intensissima e così pure quella in prosa,
ricordiamo: Cansù e poesìe de Mentan; Commemorazione della
rivoluzione mentonasca del 1848. Introduzione (in coll. con N. Lamboglia).
Firpo fu consigliere comunale e provinciale all’inizio degli Anni
Trenta, era anche presidente del Comité des Traditions Mentonnaises i
cui dirigenti erano favorevoli ad uno status autonomista cittadino.
Nel 1939 ci furono le rivendicazioni del Governo fascista nei confronti
della Francia. L’Italia rivendicava il ricongiungimento alla Patria del
Nizzardo, della Corsica, della Savoia. Mentone e Roccabruna rientravano
ovviamente in questo.
Con lo scoppio della guerra nel 1940 l’Italia occupava Mentone senza
tuttavia annetterla.
Marcello Firpo accettava di collaborare dando vita e organizzando varie
iniziative culturali. In breve tempo le antiche radici italiane del Mentonasco
si ridestarono a nuova vita provocando una rinascita ed un rifiorire italici.
Firpo accettava anche alcune cariche. Nel marzo del 1942 fu direttore
dell’Ufficio assistenza per il rimpatrio dei Mentonaschi. Alla fine dell’
ottobre Nino Lamboglia lo propose alla carica di podestà, ma senza successo.
Nel 1945, con la sconfitta italiana, Firpo veniva arrestato dalle
autorità francesi e condannato a 7 anni di lavori forzati.
La sua vita e la sua carriera letteraria ne furono distrutte, mentre la
discriminazione, l’isolamento e la congiura del silenzio calavano su di lui e
sulla sua produzione letteraria. L’uomo e l’opera venivano messi al bando e
l’Italia della Repubblica se ne è sempre dimenticata.
E’ ora di riscoprire il delicato
e robusto cantore italiano di Mentone e della Riviera. Comunque lo si giudichi,
ricordiamolo per il suo amore all’Italia.
Giulio Vignoli

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