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Tra Alpi e Lago Lemano: il Cantone del Vaud e i secolari legami con il Ducato di Savoia

  

Tra Alpi e Lago Lemano:

il Cantone del Vaud

e i secolari legami

con il Ducato di Savoia

di Carlo Silvano

Il Cantone del Vaud, situato nella Svizzera sud-occidentale lungo la riva settentrionale del Lago Lemano, rappresenta oggi una delle principali regioni della Svizzera francofona, la cosiddetta Romandie. Con una superficie di circa 3.212 km², il territorio si estende tra il massiccio del Giura, le pianure centrali e le Alpi, includendo paesaggi che vanno dai vigneti lacustri di Lavaux alle valli alpine del Pays-d’Enhaut. La capitale è Losanna, grande centro universitario e internazionale.

Dal punto di vista demografico e culturale il Vaud è prevalentemente francofono: oltre l’80% della popolazione indica il francese come lingua principale, mentre inglese, portoghese, tedesco e italiano sono diffusi a causa dell’internazionalizzazione economica e delle migrazioni. Sul piano religioso, il cantone è stato storicamente uno dei principali centri del protestantesimo svizzero, conseguenza della Riforma del XVI secolo; tuttavia, negli ultimi decenni la secolarizzazione e l’immigrazione hanno modificato il panorama confessionale, con una forte crescita delle persone senza appartenenza religiosa e una presenza significativa di cattolici.

La posizione geografica del Vaud lo colloca al crocevia tra mondo alpino, area francese e spazio padano. Questa collocazione ha fatto sì che per secoli il territorio fosse legato politicamente e culturalmente alla dinastia dei Savoia, prima di entrare definitivamente nell’orbita svizzera.

Nel Medioevo il cosiddetto Pays de Vaud non costituiva un’unità politica compatta. Fino al XIII secolo il potere principale nella regione era rappresentato dal Vescovo di Losanna, titolare di una signoria episcopale con funzioni sia religiose sia temporali. Accanto a questa autorità si muovevano vari poteri feudali e istituzioni monastiche, in un contesto di competizione tipico della frammentazione politica dell’Europa medievale.

La svolta avvenne nel XIII secolo con l’ascesa della Casa di Savoia. I conti di Savoia, che già dominavano territori alpini tra la Maurienne e la Valle d’Aosta, penetrarono progressivamente nel Vaud a partire dal 1207, costruendo una struttura amministrativa relativamente moderna e una rete di castelli e centri di potere che consentiva di controllare i passaggi alpini e le vie commerciali attorno al Lago Lemano. Nel 1218, con il declino di altri poteri regionali, la dinastia sabauda consolidò il proprio dominio e contribuì a dare una certa unità politica alla regione.

Questo controllo faceva parte di una strategia più ampia. Il dominio sabaudo si sviluppava, infatti, come uno stato composito che univa territori diversi – dalla Savoia propriamente detta al Piemonte, dalla Valle d’Aosta alla contea di Nizza – sotto l’autorità dei duchi della dinastia. Il Vaud rappresentava per i Savoia una zona strategica, perché permetteva di controllare l’accesso occidentale alle Alpi e le rotte tra Francia, Svizzera e Italia settentrionale.

Durante il tardo Medioevo il territorio rimase dunque saldamente inserito nella sfera sabauda. La presenza della dinastia si manifestava attraverso funzionari locali, fortificazioni e centri urbani come Morges, Nyon o Chillon, che svolgevano funzioni militari e amministrative. Allo stesso tempo la regione manteneva una forte identità locale, con istituzioni comunali e nobiltà regionale spesso in equilibrio tra autonomia e fedeltà al duca.

L’equilibrio iniziò a incrinarsi nel XV secolo. Le guerre di Borgogna e l’espansione della Confederazione svizzera portarono le città e i cantoni elvetici – in particolare Berna – a guardare con crescente interesse al Vaud. Dopo alcuni scontri e occupazioni temporanee nel corso del Quattrocento, il colpo decisivo giunse nel 1536: approfittando della debolezza sabauda e delle tensioni legate alla Riforma protestante, l’esercito bernese conquistò l’intero territorio del Vaud, che fino ad allora apparteneva ai duchi di Savoia.

La conquista segnò una trasformazione radicale. Berna instaurò un’amministrazione diretta tramite balivi e introdusse la Riforma protestante, sancita anche dalla celebre disputa teologica di Losanna del 1536. In pochi anni il Vaud divenne uno dei principali centri del protestantesimo francofono in Europa, mentre il legame politico con la Savoia si spezzava definitivamente.

Dal 1536 al 1798 il Vaud rimase, dunque, sotto dominio bernese. Questo periodo fu caratterizzato da una gestione amministrativa piuttosto rigida che alimentò malcontento locale. Il desiderio di autonomia emerse più volte, come dimostrano vari tentativi di rivolta e la diffusione di idee illuministiche nel XVIII secolo. Quando la Francia rivoluzionaria intervenne nel 1798, i patrioti vaudois accolsero favorevolmente la fine del dominio bernese e proclamarono la Repubblica Lemànica. Poco dopo, nel nuovo assetto della Svizzera riorganizzata da Napoleone, il Vaud divenne un cantone autonomo della Confederazione nel 1803.

Sebbene il dominio politico sabaudo fosse cessato nel XVI secolo, i legami culturali tra Vaud, Savoia e Piemonte non scomparvero del tutto. Essi si radicavano infatti in una comune storia alpina e in una rete di scambi economici e linguistici che attraversava il Lago Lemano e i valichi montani. Le popolazioni delle due sponde condividevano tradizioni linguistiche affini, legate all’antico franco-provenzale (arpitano), parlato storicamente in gran parte della Savoia, del Vaud e della Valle d’Aosta.

Nel corso dell’età moderna e contemporanea questi rapporti si sono trasformati, ma non sono scomparsi. Le Alpi, un tempo confine politico, sono diventate progressivamente uno spazio di cooperazione. Oggi il Cantone del Vaud intrattiene rapporti economici intensi con le regioni circostanti: il Lago Lemano costituisce un’area economica integrata che coinvolge anche territori francesi della Savoia e dell’Alta Savoia, mentre la vicinanza con l’Italia nord-occidentale favorisce scambi culturali e turistici.

Alla luce di questa lunga storia comune, si possono immaginare nuove forme di collaborazione tra il Vaud, la Savoia e il Piemonte. Sul piano economico, la valorizzazione congiunta delle infrastrutture alpine, del turismo culturale e delle filiere agroalimentari – in particolare vino e prodotti di montagna – potrebbe rafforzare un’antica rete di scambi transalpini. Sul piano culturale, la riscoperta delle radici linguistiche comuni e della storia condivisa dei territori sabaudi potrebbe favorire progetti di ricerca e iniziative museali tra università e istituzioni locali. Anche sul piano religioso e spirituale, nonostante le differenze confessionali maturate dopo la Riforma, esiste un patrimonio comune di monasteri, santuari e tradizioni cristiane che attraversa tutto l’arco alpino occidentale.

Così, dopo secoli di trasformazioni politiche, il Vaud, la Savoia e il Piemonte continuano a essere legati da una geografia e da una storia comuni. Ciò che un tempo era dominio dinastico può oggi diventare spazio di cooperazione europea, in cui memoria storica e prospettive future si incontrano lungo le rive del Lemano e tra i valichi delle Alpi.

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Il presente blog è curato da Carlo Silvano, autore di numerosi volumi. Per informazioni cliccare sul collegamento alla libreria Il Libraccio: Libri di Carlo Silvano  


 

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