“ Se Nizza è francese, io sono tartaro”: Garibaldi e l’identità nizzarda oltre i confini Una delle espressioni più taglienti attribuite a Giuseppe Garibaldi parla in modo eloquente del suo legame profondo con Nizza e della frustrazione provata per la cessione della sua città natale alla Francia: “La Corsica e Nizza sono francesi come io sono tartaro” , frase che egli scrisse nel maggio del 1881 in una lettera pubblicata sulla rivista romana La Riforma . Questo sarcasmo polemico si situa nel contesto delle tensioni politiche europee dell’epoca, ma riflette un sentimento ben più radicato: Garibaldi non accettava la legittimità della Francia su Nizza e la Corsica perché, per lui, la loro appartenenza culturale e storica non poteva essere determinata da trattati o plebisciti imposti. La citazione nasce da una riflessione più ampia sull’esito del Trattato di Torino del 1860 , con cui la Contea di Nizza e la Savoia furono cedute alla Francia in cambio dell’appoggi...
Già nel Trecento, quindi ben prima della celebre decisione di Emanuele Filiberto di introdurre nel Nizzardo l’italiano negli atti pubblici nel 1561, la lingua italiana era viva e presente nella città di Nizza e nel suo territorio circostante. A testimoniarlo è il prof. Giulio Vignoli, che nel suo studio Storie e letterature italiane di Nizza e del Nizzardo (1) ricorda la figura di Ludovico (o Luigi) Lascaris, discendente dei Conti di Ventimiglia, uomo d’armi e stimato poeta vissuto nel XIV secolo (morto attorno al 1376). Lascaris ci ha lasciato un poema in italiano dal titolo Della miseria di questo mondo . Questo dato letterario è di grande valore storico: dimostra che già cento anni prima delle riforme linguistico-amministrative volute dai Savoia, la lingua italiana non era estranea alla cultura nizzarda, ma anzi veniva usata per esprimere riflessioni filosofiche e letterarie. L’opera di Lascaris costituisce una prova tangibile della vitalità dell’italiano nel Medioevo n...