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La Savoia tra Alpi e storia: un ponte naturale tra il mondo alpino e l’Italia

    La Savoia tra Alpi e storia: un ponte naturale tra il mondo alpino e l’Italia La Savoia è una regione storica delle Alpi occidentali situata tra il lago di Ginevra, il Rodano e i grandi massicci alpini. Oggi appartiene politicamente alla Francia ed è divisa nei dipartimenti della Savoia e dell’Alta Savoia, ma per molti secoli ha rappresentato uno spazio politico e culturale autonomo e profondamente connesso con il mondo italiano. Il suo territorio, prevalentemente montuoso, è parte integrante del sistema alpino e comprende vallate che da sempre costituiscono vie di comunicazione tra la pianura padana e l’Europa occidentale.  La storia della Savoia affonda le radici nell’antichità. Il territorio era abitato dal popolo celtico degli Allobrogi e fu conquistato dai Romani nel 121 avanti Cristo. Nei secoli successivi passò sotto il dominio dei Burgundi e poi dei Franchi, entrando nel Regno di Borgogna. Intorno all’anno mille emerse la dinastia che avrebbe segnato profondam...
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Quando gli anziani sostengono il mondo con la preghiera

    Quando gli anziani sostengono il mondo con la preghiera Nel libro Il compito di Abramo , i ticinesi Claudio Mésoniat e Alberto Moccetti raccontano un tratto spirituale decisivo della vita del sacerdote vicentino don Didimo Mantiero: la convinzione che la storia della Chiesa e del mondo sia sostenuta soprattutto dalla preghiera nascosta di molti credenti semplici, in particolare degli anziani e degli ammalati. Nelle pagine iniziali dell’opera emerge un’intuizione pastorale che rimane sorprendentemente attuale: quando una comunità sembra povera di forze, Dio continua ad agire attraverso coloro che pregano. Don Didimo Mantiero nacque il 21 giugno 1912 a Novoledo, nel Vicentino, in una famiglia contadina profondamente cristiana. Entrò in seminario molto giovane e fu ordinato sacerdote nel 1937 dal vescovo Ferdinando Rodolfi. Pur segnato da una grave malattia nei primi anni di ministero, sviluppò un’intensa vita spirituale e un forte zelo pastorale che lo portarono a dedicarsi ...

Don Didimo Mantiero e le parrocchie di oggi

  Don Didimo Mantiero e le parrocchie di oggi Due ticinesi – Claudio Mesoniat e Alberto Moccetti – hanno pubblicato nel 1988 con Jaca Book il volume intitolato “ Il compito di Abramo ”, e come sottotitolo “ La dieci: storia di un’esperienza ecclesiale ”. Si tratta di un volume dedicato all’avventura umana e sacerdotale di un prete della diocesi di Vicenza: don Didimo Mantiero (1912 – 1991). Rileggere oggi l’esperienza di questo sacerdote significa lasciarsi provocare da una memoria che non è nostalgia, ma criterio di discernimento. Quando don Didimo arrivava in una comunità e annotava con realismo che gli uomini erano «quasi tutti comunisti e buoni bevitori», che i giovani erano pochi e che la miseria abitava molte case, non stava semplicemente fotografando un contesto ostile: stava riconoscendo il punto di partenza concreto della missione. Anche le tensioni tra sacerdoti, capaci di costringere i più generosi ad “emigrare” in altre comunità parrocchiali, mostravano quanto il Vangel...

“Se Nizza è francese, io sono tartaro”: Garibaldi e l’identità nizzarda oltre i confini

  “ Se Nizza è francese, io sono tartaro”: Garibaldi e l’identità nizzarda oltre i confini Una delle espressioni più taglienti attribuite a Giuseppe Garibaldi parla in modo eloquente del suo legame profondo con Nizza e della frustrazione provata per la cessione della sua città natale alla Francia: “La Corsica e Nizza sono francesi come io sono tartaro” , frase che egli scrisse nel maggio del 1881 in una lettera pubblicata sulla rivista romana La Riforma . Questo sarcasmo polemico si situa nel contesto delle tensioni politiche europee dell’epoca, ma riflette un sentimento ben più radicato: Garibaldi non accettava la legittimità della Francia su Nizza e la Corsica perché, per lui, la loro appartenenza culturale e storica non poteva essere determinata da trattati o plebisciti imposti. La citazione nasce da una riflessione più ampia sull’esito del Trattato di Torino del 1860 , con cui la Contea di Nizza e la Savoia furono cedute alla Francia in cambio dell’appoggi...

Giulio Vignoli, La lingua italiana non era estranea a Nizza

  Già nel Trecento, quindi ben prima della celebre decisione di Emanuele Filiberto di introdurre nel Nizzardo l’italiano negli atti pubblici nel 1561, la lingua italiana era viva e presente nella città di Nizza e nel suo territorio circostante. A testimoniarlo è il prof. Giulio Vignoli, che nel suo studio Storie e letterature italiane di Nizza e del Nizzardo (1) ricorda la figura di Ludovico (o Luigi) Lascaris, discendente dei Conti di Ventimiglia, uomo d’armi e stimato poeta vissuto nel XIV secolo (morto attorno al 1376). Lascaris ci ha lasciato un poema in italiano dal titolo Della miseria di questo mondo . Questo dato letterario è di grande valore storico: dimostra che già cento anni prima delle riforme linguistico-amministrative volute dai Savoia, la lingua italiana non era estranea alla cultura nizzarda, ma anzi veniva usata per esprimere riflessioni filosofiche e letterarie.  L’opera di Lascaris costituisce una prova tangibile della vitalità dell’italiano nel Medioevo n...

Gesù di Nazareth: ebreo nella storia, non strumento ideologico

Gesù di Nazaret: ebreo nella storia, non strumento ideologico di Carlo Silvano  Negli ultimi tempi circolano sui social post che affermano con disinvoltura che Gesù Cristo fosse “palestinese”. Spesso queste affermazioni non nascono da uno studio serio dei Vangeli o della storia, ma da slogan ideologici proiettati sul passato per sostenere conflitti e letture politiche del presente. Il risultato è una confusione che non aiuta né la verità storica né il dialogo tra i popoli. Alla luce dei Vangeli, però, l’identità di Gesù è chiara e non ambigua: Gesù di Nazaret era ebreo. I testi evangelici non lasciano spazio a interpretazioni arbitrarie. Gesù nasce da Maria, ebrea, ed è inserito esplicitamente nella genealogia di Abramo e di Davide. Viene circonciso l’ottavo giorno secondo la Legge di Mosè, presentato al Tempio, cresce frequentando la sinagoga, osserva il sabato, celebra le feste ebraiche e sale a Gerusalemme per la Pasqua. Parla ai “figli di Israele”, si riferisce alla Legg...

Strumentalizzazioni del presepe: quando il sacro diventa polemica

  Strumentalizzazioni del presepe: quando il sacro diventa polemica Negli ultimi anni, diverse iniziative legate ai presepi natalizi nelle chiese italiane o in ambienti religiosi, hanno suscitato polemiche perché percepite come distorsioni del significato originale della Natività. Un caso emblematico si è verificato a Mercogliano (Avellino) nel dicembre 2023, quando un presepe all’interno di una chiesa mostrava un Gesù Bambino con due figure materne e senza san Giuseppe. L’intento dichiarato era rappresentare realtà familiari contemporanee, ma l’iniziativa è stata duramente contestata come «provocatoria» e «blasfema», e ha alimentato un dibattito acceso all’interno della comunità cattolica e politica italiana. Un altro episodio significativo riguarda il presepe esposto in Vaticano nel dicembre 2024, realizzato da artigiani di Betlemme, con il Bambino Gesù adagiato su una kefiah palestinese. Il gesto ha però sollevato critiche da parte di cattolici, esponenti ebrai...