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“Se Nizza è francese, io sono tartaro”: Garibaldi e l’identità nizzarda oltre i confini

 


Se Nizza è francese, io sono tartaro”:

Garibaldi e l’identità nizzarda oltre i confini

Una delle espressioni più taglienti attribuite a Giuseppe Garibaldi parla in modo eloquente del suo legame profondo con Nizza e della frustrazione provata per la cessione della sua città natale alla Francia: “La Corsica e Nizza sono francesi come io sono tartaro”, frase che egli scrisse nel maggio del 1881 in una lettera pubblicata sulla rivista romana La Riforma. Questo sarcasmo polemico si situa nel contesto delle tensioni politiche europee dell’epoca, ma riflette un sentimento ben più radicato: Garibaldi non accettava la legittimità della Francia su Nizza e la Corsica perché, per lui, la loro appartenenza culturale e storica non poteva essere determinata da trattati o plebisciti imposti.

La citazione nasce da una riflessione più ampia sull’esito del Trattato di Torino del 1860, con cui la Contea di Nizza e la Savoia furono cedute alla Francia in cambio dell’appoggio francese alla causa piemontese contro l’Austria. Garibaldi, nato a Nizza nel 1807 quando la città, conquistata da Napoleone, faceva in realtà parte del Regno di Sardegna, considerava quel trasferimento non solo un errore diplomatico, ma una ferita alla sua identità. Nel 1878 aveva scritto “Io sono Nizzardo! Quindi non Italiano né Francese…”, sottolineando che la cessione era stata sancita da un plebiscito che egli giudicava non valido e contrario alla volontà autentica della sua comunità.

Queste parole, seppure pronunciate in un’epoca successiva all’annessione, rivelano l’intreccio indissolubile tra Nizza e l’Italia nella coscienza di Garibaldi: non una semplice questione di confini, ma un legame intellettuale, culturale e linguistico che trascende le frontiere politiche. La sua posizione non fu isolata: nel 1871 i Vespri nizzardi, una ribellione popolare antifrancese, accompagnarono il suo mandato all’Assemblea nazionale francese, dove cercò di promuovere l’abrogazione dell’annessione e gli fu impedito di parlare.

La frase “se Nizza è francese, io sono tartaro” è dunque più di un commento pungente: è l’espressione di un idealismo radicato nella percezione di una identità storica e culturale condivisa. Per Garibaldi, Nizza non era “francese” nel senso profondo del termine perché la lingua, le tradizioni e il sentire popolare erano – e in parte restano – legati a un patrimonio culturale italianizzante.

Ricordare questa frase oggi serve a riflettere sulla complessità delle identità europee: i confini politici possono cambiare, ma le radici culturali e storiche – come quelle che legano Nizza all’Italia – continuano a vivere nelle parole e nelle memorie delle persone. In questo senso, la testimonianza di Garibaldi diventa un invito alla comprensione e al dialogo tra culture, oltre le etichette nazionali. (Carlo Silvano)

 


 

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