Quando gli anziani
sostengono il mondo
con la preghiera
Nel libro Il compito di Abramo, i ticinesi Claudio Mésoniat e Alberto Moccetti raccontano un tratto spirituale decisivo della vita del sacerdote vicentino don Didimo Mantiero: la convinzione che la storia della Chiesa e del mondo sia sostenuta soprattutto dalla preghiera nascosta di molti credenti semplici, in particolare degli anziani e degli ammalati. Nelle pagine iniziali dell’opera emerge un’intuizione pastorale che rimane sorprendentemente attuale: quando una comunità sembra povera di forze, Dio continua ad agire attraverso coloro che pregano.
Don Didimo Mantiero nacque il 21 giugno 1912 a Novoledo, nel Vicentino, in una famiglia contadina profondamente cristiana. Entrò in seminario molto giovane e fu ordinato sacerdote nel 1937 dal vescovo Ferdinando Rodolfi. Pur segnato da una grave malattia nei primi anni di ministero, sviluppò un’intensa vita spirituale e un forte zelo pastorale che lo portarono a dedicarsi soprattutto alla formazione dei giovani e alla diffusione della cultura cristiana.
Ma la sua azione non si fondava solo sull’impegno educativo. Al cuore della sua visione stava la certezza che l’opera pastorale nasce dalla preghiera. Non a caso, nel 1941 fondò l’iniziativa chiamata “La Dieci”, ispirata all’episodio biblico di Abramo che intercede per Sodoma: se si trovano almeno dieci giusti, Dio risparmia la città. Mantiero chiedeva soprattutto agli anziani e agli ammalati di offrire la propria preghiera e i propri sacrifici per la salvezza della comunità e per il cammino dei giovani.
Questa intuizione dice qualcosa di profondo anche alla Chiesa di oggi. In un tempo in cui spesso si misura la vitalità ecclesiale con numeri, attività e strutture, don Didimo ricordava che la forza nascosta della comunità cristiana nasce dall’intercessione. Gli anziani e i malati, spesso percepiti come persone ai margini della vita sociale, diventano invece protagonisti invisibili della storia di Dio. La loro preghiera è come una radice nascosta che alimenta la vita dell’albero.
In questo senso acquista un significato particolare la pratica dell’adorazione eucaristica. Don Didimo Mantiero era un sacerdote profondamente legato alla presenza reale di Cristo nell’Eucaristia. Si racconta che, davanti a situazioni difficili o a persone da aiutare, si fermasse lungamente davanti al tabernacolo, quasi “bussando” per chiedere una grazia.
Questa immagine è eloquente: l’adorazione non è evasione dalla realtà, ma dialogo fiducioso con Cristo per portare a Lui i problemi concreti delle persone.
L’adorazione Eucaristica insegna proprio questo: fermarsi davanti al Signore significa riconoscere che il mondo non è nelle nostre mani, ma nelle sue. E proprio per questo la preghiera diventa un atto di responsabilità. Quando un anziano si raccoglie in silenzio davanti all’Eucaristia, compie un gesto che supera i confini della propria vita personale: porta davanti a Dio i figli, i nipoti, i sacerdoti, i giovani che forse non pregano più.
Anche la recita del Rosario, tanto amata dalla spiritualità popolare, si inserisce in questa stessa logica. Per don Didimo Mantiero la preghiera semplice e perseverante del popolo cristiano aveva un valore immenso. Il Rosario non è soltanto una devozione privata: è una meditazione del Vangelo fatta con Maria, una preghiera che accompagna la vita quotidiana e trasforma le difficoltà in offerta. Quante nonne, nelle case o nelle chiese di campagna, hanno sostenuto generazioni intere recitando il Rosario! È una forma di missione silenziosa ma potentissima.
La vita di don Didimo Mantiero dimostra che la Chiesa non cresce solo attraverso grandi iniziative, ma grazie alla fedeltà nascosta di tanti credenti. Quando nel 1962 fondò a Bassano del Grappa il “Comune dei Giovani”, voleva educare i ragazzi alla responsabilità e alla fede.
Tuttavia sapeva che quell’opera avrebbe avuto frutto solo se sostenuta da una rete invisibile di preghiera.
Oggi questa intuizione appare ancora più preziosa. In molte parrocchie diminuiscono le presenze e cresce la fatica pastorale. Eppure rimane un popolo di anziani che continua a pregare. La loro fedeltà, spesso silenziosa e nascosta, è forse una delle ricchezze più grandi della Chiesa.
Se davvero esiste un “compito di Abramo” nella storia cristiana, esso consiste proprio in questo: continuare a intercedere. Pregare perché il mondo non perda la speranza, perché i giovani trovino la strada della fede, perché i sacerdoti siano fedeli alla loro missione. Come insegnava don Didimo, bastano anche solo “dieci giusti” che pregano con cuore sincero perché la benedizione di Dio continui a scendere su una città, su una famiglia, su una comunità intera. (Carlo Silvano)
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