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Giulio Vignoli, Alle Nazioni Unite chi è potente decide per tutti

Sono sempre delicati i rapporti internazionali e l’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) può avere, ieri come oggi, un ruolo decisivo per avviare significativi processi di pace tra gli Stati in conflitto. Purtroppo, molte delle decisioni che l’Assemblea delle Nazioni Unite può adottare, sono vincolate al cosiddetto “diritto di veto” che alcuni Stati possono esercitare. Con la breve intervista che segue al prof. Giulio Vignoli proviamo a comprendere meglio cos’è questo “diritto” riservato solo a cinque Stati. Il prof. Vignoli, giurista e storico, è stato professore di Diritto dell’Unione europea e dell’Organizzazione internazionale ed è autore di vari libri.

Prof. Giulio Vignoli, che cos’è il diritto di veto?

Alle Nazioni Unite il diritto di veto consiste nella possibilità di annullare, o bloccare, il voto maggioritario dell'Assemblea delle Nazioni Unite rendendolo inefficace o nullo.

Chi sono i Paesi che possono esercitare questo diritto?

Sono gli Stati Uniti d’America, la Russia perché considerata unica successoria dell'URSS, la Cina popolare dopo il suo riconoscimento al tempo del presidente Nixon come unica “Cina” al posto di quella nazionalista di Taiwan, la Gran Bretagna e la Francia.

Perché questo diritto possono esercitarlo solo questi cinque Stati?

È un diritto riconosciuto agli Stati vincitori della Seconda guerra mondiale e “creatori” dell'Organizzazione della Nazioni Unite, in quanto fu sciolta la precedente Società delle Nazioni con sede a Ginevra.

Secondo lei, il diritto di veto francese può essere esercitato in armonia con la politica che l'Unione europea ha a livello internazionale?

Può, ma non “deve”. La Francia è sempre stata sciovinista. Dove la mette la “Grandeur della Francia”? Comunque, dire che la Francia di De Gaulle ha vinto la guerra è una evidente forzatura.

A suo avviso, è possibile sotto il profilo legale "trasferire" all'Unione europea questo diritto di veto che il Governo di Parigi ha alle Nazioni Unite?

Volendo tutto si può, ma dovrebbero essere d'accordo gli altri Stati con diritto di veto, la Francia - assai poco probabile - e tutti gli Stati dell'Unione europea.

Quali potrebbero essere, secondo lei, i benefici di un simile "passaggio" di potere?

Nessuno visto il continuo litigio nell'Unione europea. Se ci fosse una vera e propria confederazione, con parlamento eletto dai cittadini dei vari Stati – e quindi Camera a suffragio universale e Senato in proporzione al numero di abitanti di ciascuno Stato, maggioranza semplice e non totale come adesso – e unicità nei settori della difesa, economia e esteri, sarebbe positivo. 

In conclusione, qual è la sua opinione sul diritto di veto che hanno i cinque Stati sopramenzionati?

Il diritto di veto è ovviamente una forzatura, ma è anche impossibile pensare di lasciare ad una qualsiasi maggioranza le direttive della politica mondiale. Attualmente ogni Stato ha diritto ad un voto: quello delle Isole Palau vale, ad esempio, come quello del Canada. In fondo l'attuale sistema è uguale al concerto delle potenze di ottocentesca memoria: allora Russia, Prussia, Inghilterra, Francia e poi Giappone si accordavano fra loro oppure no. In fondo chi è potente decide per tutti. Tutto ciò non è bello, ma molto arduo da cambiare e se i potenti non trovano nessun accordo, c'è la guerra per tutti o quasi. 

(a cura di Carlo Silvano, presidente dell'Associazione culturale "Nizza italiana")

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Il presente blog è curato da Carlo Silvano autore di numerosi volumi.



Commenti

marius alexander ha detto…
Certamente già da dopo un cinquantennio il C. di S. andava riformato. Ma nell'attesa (circa il seggio permanente, con diritto di veto):
-La Francia avrebbe diritto al seggio C. di S. tanto quanto la Polonia (quindi con 6 seggi, salvo ridurli a 4 senza la Francia).
-Sia la Cina comunista che la Cina democratica sono eredi dell'ex Cina nazionalista, entrambe quindi ad un seggio (che diverrebbero 6 se impossibile la condivisione). La precedente modifica è comunque illegale e da annullare.

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