martedì 27 maggio 2014

La gerarchia cattolica vista dai musulmani, intervista al gesuita Samir Khail Samir

La recente visita di papa Francesco in Terrasanta mi offre l'occasione per riproporre un'intervista che nel il 9 ottobre 2005 feci al gesuita egiziano Samir Khalil Samir, e pubblicata in un volume intitolato "Autorità e responsabilità nella Chiesa cattolica". La parte dell'intervista che propongo riguarda la percezione che gli islamici hanno della Chiesa cattolica.







venerdì 4 aprile 2014

Don Olivo Bolzon, Verso la periferia

In questi giorni la collana editoriale "Questioni di identità" si è arricchita di un nuovo volume a cura di don Olivo Bolzon, ed intitolato "Verso le periferie. Testimonianza della Chiesa italiana", e pubblicato con i tipi delle Edizioni del noce. 
E' un libro dedicato al Seminario dell'America latina che - tra gli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso - formò centinaia di sacerdoti provenienti da tutte le diocesi italiane, e anche da Malta, desiderosi di impegnarsi nei vari Paesi dell'America del Sud. A guidare il Seminario - con la responsabilità di rettore - fu don Fernando Pavanello, che oggi risiede a Breda di Piave (Treviso), e che ha scritto la prefazione al libro. Nel libro sono contenute anche alcune parti della tesi di laurea di don Giovanni Coppola (Vico Equense) e le testimonianze di diversi sacerdoti che, per un certo periodo, si sono dedicati all'America latina.



Qui di seguito si propone una recensione a firma di Marisa Restello.

Ho collaborato con molto interesse a mettere insieme alcune testimonianze di preti  impegnati  in attività umane e pastorali diverse tra loro, ma con qualcosa di riconoscibilmente comune: una particolare attenzione ai cambiamenti in atto e una grande vicinanza a quella parte di umanità che rischia di venirne travolta. 
Erano studenti negli anni ’60 e ’70 del secolo scorso in un Seminario dove confluivano da tutta Italia, giovani che desideravano mettersi a servizio delle chiese dell’America Latina. La contemporaneità con il Concilio, nei primi anni, e con il ’68 e le novità che ne seguirono, negli anni successivi, danno a questo periodo di tempo uno straordinario slancio;  a cinquant’anni di distanza risveglia ancora nei cuori  le grandi speranze di allora. Un piccolo ricordo personale di quel tempo.  Mi era arrivato tra le mani un grande manifesto  del famoso maggio francese. C’era in basso la punta di una freccia che mirava verso l’alto di un grande spazio vuoto e la dicitura: “è dato lo slancio per una evoluzione continua”. Se ricordiamo che anche del Concilio dicevamo che non si trattava di un evento concluso in se stesso, ma dell’inizio di un “processo conciliare”, ecco che subito veniamo attratti da  un panorama di ricerca e di aspettative sconfinate.
Bene, questo piccolo libro rievoca l’atmosfera del tempo. Ci pare di vederli i gruppi di giovani attorno a un tavolo a cercare una comunione intensa tra di loro e con i loro formatori. Che non era solamente darsi del tu, come succedeva anche nella mia scuola, ma un far emergere risorse di amicizia e di creatività nella fiducia reciproca,  nella libertà e in un riferimento sempre più autentico al Vangelo.
E nonostante la gioiosa baldanza si può sentire la fatica di questo procedere che vuol essere comunitario. Questi giovani avevano già fatto la scelta di mettere la propria vita a servizio di Dio e  dei fratelli, consentivano con il cuore a camminare insieme, ma questo non li esonerava dall’impegno di dover ricominciare sempre. E pensavo: ai nostri giorni, con il formarsi delle collaborazioni pastorali, quanto necessaria è la capacità di progettare insieme, di affidarsi l’un l’altro, di arrivare a un agire comune. Ma quando mai siamo stati preparati a questo? Non è un caso che una delle cause di ritardo nel nostro paese sia stata rilevata nella incapacità di lavorare in gruppo.
La presentazione di don Fernando Pavanello mette in luce lo scopo e lo spirito dell’attività formativa del  Seminario. Frutto di un grande amore per la chiesa e di una cura particolare per la crescita umana e perciò soprattutto spirituale dei giovani. Una pedagogia che cammina con la crescita fisica e coinvolge la mente come il cuore 
La parte della tesi di laurea di Giovanni Coppola dedicata alla  vita degli studenti all’interno del Seminario e nei contatti con il resto della società, costituisce il nucleo centrale del libro. Pur nel rigore richiesto dalla preparazione al sacerdozio, per di più in una terra e in una cultura diversa, lo stile di vita è quello dei giovani con il loro entusiasmo,  la loro inventiva e nello stesso tempo il confronto e l’amicizia con i formatori, sacerdoti di generazioni diverse, sono apprezzati, ricercati anche se, ovviamente, non sempre pacifici.
La terza parte presenta la  testimonianza di una ormai lunga vita, da parte di alcuni  che al tempo erano giovani seminaristi e ne hanno conservato la freschezza. Sono racconti a tu  per tu, da serata attorno a un fuoco con la voglia di conoscerci o riconoscerci dopo tanto tempo di lontananza. E di ascoltare gli echi che si risvegliano in noi.
All’inizio pensavo che il libro potesse interessare i seminaristi e i loro formatori. Ora lo vedo come un aiuto per tutti a diventare la comunità che il Vangelo ci annuncia e che Papa Francesco ci mostra con i suoi gesti e le sue scelte concrete.

Marisa Restello, 2 aprile 2014  

martedì 27 agosto 2013

Nizza Marittima

Per far conoscere la questione nizzarda è fondamentale promuovere studi e pubblicazioni dedicati alla storia e alla cultura della città di Nizza Marittima.

giovedì 4 luglio 2013

Giovanni Formicola, I limiti dello ius soli

NAPOLI - Qui di seguito propongo ai miei lettori un'intervista all'avvocato Giovanni Formicola, penalista e Reggente regionale dell'Associazione "Alleanza cattolica", riguardante la volontà di alcuni politici di riformare la legge sul diritto di cittadinanza. E' il primo passo per avviare un dibattito, in questo blog, su questo tema così fondamentale per il nostro Paese.

Avvocato Giovanni Formicola, cosa indica l'espressione latina "ius soli"?
Ius soli - e non ius solis, come insistono a dire e scrivere giornalisti anche di rango nazionale, e non solo "dialettali", che definirebbe un improbabile "diritto del sole" - è espressione con la quale s'intende collegare i diritti di cittadinanza - pochi pensano ai correlativi doveri - al luogo di nascita: chi nasce in Italia ("solum"), anche se nessuno dei genitori è cittadino italiano, consegue il diritto ("ius") ad esserlo su richiesta (non v'è alcun automatismo, ovviamente).

Secondo lei, i cittadini stranieri che vivono e lavorano in Italia con la propria famiglia, sono penalizzati nel godere diritti fondamentali come, ad esempio, quelli legati all'assistenza medica, all'istruzione, alla libera circolazione sul territorio della Repubblica e all'acquisto di proprietà?
Bisogna distinguere tra i regolari integrati e i clandestini. Cioè tra chi paga le tasse - non ne faccio un feticcio, e ne riconosco il carattere vessatorio -, secondo le regole proprie per ognuno, e chi non le paga. Nel primo caso, io non credo che sussistano difficoltà o penalizzazioni, ed ovviamente se sussistessero sarebbero ingiuste. Nel secondo, mi pare ovvio che ci siano e ogni logica buonista e assistenzialistica che pretenderebbe di annullarle sarebbe solo un modo di aggravare e diffondere una situazione, la clandestinità, del tutto negativa.

Anche se in Italia la poligamia è bandita, si verificano tuttavia molti casi riguardanti cittadini stranieri che - pur avendo un solo reddito e pur vivendo in affitto - fanno arrivare in Italia la loro seconda moglie come badante. L'eventuale applicazione dello "isu soli" può, secondo lei, offrire nuove opportunità a chi intende praticare la poligamia in Italia?
Direi proprio di sì. Si verrebbe a partorire in Italia - anche clandestinamente - per conquistarne per i figli - e poi per sé - la cittadinanza. Avremmo un forte incremento alla formazione di quelle "enclaves" di irriducibili che - pur cittadini e sebbene immigrati non di prima, ma talvolta anche di terza, quarta generazione - intendono vivere integralmente, e quindi anche in chiave pubblica, ad onta della propria cittadinanza, secondo le tradizioni religiose, morali e culturali del proprio mondo d'origine, rifiutando e talvolta abiurando l'integrazione con il mondo in cui vivono e sono nati. Questo multiculturalismo, che giustappone le comunità pur nella stessa "città", sarebbe favorito quando non causato dallo "ius soli": le immagini delle “banlieu” parigine e la settimana di fuoco vissuta dalla integrazionista e civilissima Svezia, per non parlare del “Londonistan” governato dalla “shari'a”, diverrebbero attuali anche fra noi. Se negli USA, in cui vige lo ius soli, ciò non accade è perché anzitutto il senso di appartenenza e identità nazionale è forte e diffuso - si respira con l'aria, non come da noi dove è invece vilipeso o oscurato da un nichilismo che è la nuova cifra del vecchio e invecchiato mondo nostro -, ma anche perché l'immigrazione è principalmente latina, quindi religiosamente e culturalmente, se non etnicamente, omogenea.    

Quanto da lei detto ora sulla poligamia, vale anche per il doloroso fenomeno dell'infibulazione?
Credo che valga per tutti i fenomeni connessi alle specifiche tradizioni e regole etico-religiose, nonché alle culture, degli immigrati irriducibili all'integrazione epperò, nel caso in forza dello ius soli, titolari dei diritti di cittadinanza. Dalle barbare pratiche, più etniche che religiose invero, da lei ricordate, al diritto di famiglia - con le odiose condizioni di soggezione della donna -, fino al giorno festivo - con la pretesa di sostituirlo alla domenica cristiana e quindi europea.

Ci sono stranieri che pur avendo commesso reati molto gravi non possono essere facilmente espulsi perché parenti di cittadini italiani, e quindi si verificano situazioni molto complesse: da un lato lo straniero non può essere espulso, dall'altro non può ottenere un permesso di soggiorno e quindi non può lavorare; tipico è il caso dello straniero che ha un figlio da una cittadina italiana, oppure ha un fratello che ha ottenuto la cittadinanza italiana perché lavora da anni in Italia e non ha mai avuto problemi con la giustizia. Quali sono in merito le sue considerazioni tenendo presente la volontà di alcune forze politiche di approvare lo ius soli?
La questione è certamente complessa e può essere affrontata solo mediante un riordinamento globale delle regole dell'immigrazione, che tengano conto sia del diritto a spostarsi e del dovere dell'accoglienza, sia delle esigenze proprie - culturali e politiche prima ancora che economiche - dei Paesi e delle nazioni meta d'emigrazione.

Secondo lei, nell'attuale contesto socio-economico, l'Italia aveva proprio bisogno di un Ministero all'integrazione?

E' l'ennesima eco delle astrazioni giacobine ed ideologiche di cui soffre da oltre due secoli l'Occidente. Il neo-sindaco di Roma ha istituito un assessorato allo stile, e ho detto tutto. Queste denominazioni risentono dell'intento costruttivistico e, perciò solo, oppressivo di un certo modo d'intendere la politica, che dovrebb'essere soltanto (si fa per dire) tutela del bene comune, cioè delle condizioni sociali che favoriscano lo sviluppo esistenziale - religioso, spirituale, morale, culturale, materiale - dei singoli e dei corpi, dalla famiglia ad ogni legittima associazione volontaria, senza mai dimenticare la specifica dimensione pubblica della religione, in particolare in Europa ed in Occidente della Chiesa cattolica. Quindi, la politica è certo visione, ma soprattutto conservazione dell'esistente e non tentativo di manipolarlo per trasformarlo secondo un progetto ideologico; è tutela e applicazione della giustizia; è difesa; è solidarietà; è sussidiaria, non causa della vita individuale, familiare e sociale in genere. L'integrazione non è e non può essere un progetto ideologico. Può essere solo un fatto organico, in un quadro normativo semplice e preciso, che sul piano delle tradizioni religiose e culturali nulla imponga e nulla proibisca, se non per tutelare l'ordine pubblico e l'identità nazionale, ma che sia fermo nel difendere la tradizione giuridica, culturale e religiosa del Paese ospite. Altrimenti, si avrà la sostituzione del popolo e - in un tempo in cui le vesti si stracciano fin troppo in difesa della biodiversità e della conservazione delle specie animali e vegetali - sarebbe un vero peccato lasciar sparire, anche per effetto di denatalità, popoli dalle antiche, alte e nobili specifiche tradizioni religiose e culturali. Come il nostro. Sarebbe quella che Christopher Caldwell ha chiamato “L'ultima rivoluzione dell'Europa” (titolo di un libro la cui lettura consiglio a tutti), nel senso che dopo di essa l'Europa, come continente culturale e già faro di civiltà umanistica e teocentrica, semplicemente non esisterebbe più. (a cura di Carlo Silvano)

venerdì 18 gennaio 2013

Breve storia di Nizza e di altri territori italofoni, letto da Sebastiano Parisi



"Breve storia di Nizza e di altri territori italofoni" è un volume edito dalle Edizioni del noce e scritto da Carlo Silvano, presidente dell’"Associazione culturale Nizza Italiana", in prima linea per difendere e rivendicare l’antico e del tutto mai distrutto legame della città con la madrepatria.

Carlo Silvano è nato a Cercola nel 1966; sposato, con tre figli, si è laureato all’università Federico II di Napoli. Il suo impegno lo ha portato a scrivere diversi libri su temi diversi che vanno dall’usura alla religione, fino alla massoneria e ai detenuti nelle carceri. E’ socio inoltre dell’"Associazione trevisani nel mondo" e dell’associazione antiusura e antiestorsione "Arpa". In ultimo, il suo impegno per la realtà nizzarda l’ha portato a scrivere il volume di cui parleremo per l’associazione che presiede "Nizza Italiana".

"Breve storia di Nizza e di altri territori italofoni" è un breve volume dove viene affrontato il tema dell’irredentismo e nello specifico della cultura italiana di Nizza. Dopo la prefazione dell’avvocato Agostino la Rana (vicepresidente di "Nizza Italiana"), si apre un’interessante nota introduttiva, molto utile a preparare il lettore alle tematiche che verranno affrontate. E’ inedita, quanto reale la definizione del neo-irredentismo che propone l’autore, andando a unire il desiderio e l’impegno di attivarsi affinché le questioni delle terre irredente vengano portate alla ribalta, con la vita di tutti i giorni, ovvero un buon comportamento nella società. Difatti, come l’autore sottolinea, alimentare gli stereotipi, spesso ipocriti, che hanno altri popoli riguardo gli italiani, serve solo ad allontanare ulteriormente le terre irredente dall’Italia, la quale, per poter davvero tornare una calamita per le regioni nostre per storia, cultura e geografia, deve assolutamente guadagnarsi il rispetto e l’importanza che le spetta.

"L’irredentismo, a ragione di quanto afferma Silvano, non può mai essere ghettizzato in una certa parte politica, solitamente quella fascista, ma deve essere un sentimento comune che abbracci tutti gli italiani. Non si parla difatti di scatenare guerre o di rivendicare improbabili regioni del mondo a noi estranee in vista di qualche progetto imperiale, ma del semplice stabilire una verità storica. Essere irredentisti al tempo della globalizzazione, dell’Unione europea e del mondialismo è davvero difficile ed’è chiaro che irredentismo fa rima con indipendenza, e quindi con un cambiamento della società e della politica estera ed economica nazionale; per questo l’Argentina di oggi con la sua attuale politica economica e di rivendicazione delle isole Malvinas potrebbe essere un faro anche per i neo-irredentisti italiani, che si ritrovano oggi a dover far rinascere dalla brace di un fuoco mai spento, quel sentimento comune che accompagnava ogni italiano fino alla drammatica fine dell’ultimo conflitto mondiale, che condannò per anni all’oblio questo sentimento" [n.d.a.].

Dopo questa dovuta e utile introduzione, si arriva alla storia nizzarda, descrivendo in modo breve, ma conciso, anche l’identità linguistica degli abitanti della Contea. Si arriva poi ai terribili fatti che portarono alla svendita della città con l’omonima Contea, con i retroscena e le poche inutili ma doverose opposizioni. E poi la francesizzazione, quel fastidioso e inesorabile processo che portò presto alla chiusura di ogni giornale italiano, alla fine dell’insegnamento dello stesso, quanto alla sostituzione dei toponimi e di ogni scritta, un criminale progetto che si ripeterà poi anche a Briga e Tenda, con il furto della Val Roia dopo la sconfitta italiana nella Seconda guerra mondiale. Un processo oramai compiuto, ma che evidentemente porta dei nervi scoperti per le autorità d’oltralpe, come si può capire dall’intervista al prof. Giulio Vignoli (molto attivo su queste tematiche, su cui ha scritto diversi libri), recentemente censurato durante un convegno a Nizza. Segue un’intervista ad Achille Ragazzoni (anch’egli un’autorità per questo campo) sui brogli del falso plebiscito che ci strappò Nizza e la Savoia.

A questo punto è riportata la poesia "L’eroina di Nizza", di Adriana Michielin, dedicata a Caterina Segurana, la leggendaria popolana nizzarda che infiammò i cuori dei difensori della città, guidandoli al vittorioso contrattacco contro i franco-turchi. Proprio su questa straordinaria figura è incentrato il saggio di Achille Ragazzoni che segue. Infine viene dato spazio alle altre terre irredente, ovvero: Svizzera italiana, Istria, Quarnero e Dalmazia, Pelagosa, Isole Ionie, Malta e Corsica. Viene brevemente riportata la storia di ognuna di queste nostre regioni usurpate, ponendo l’accento sulla comune discendenza etnica-storica-culturale e riportando le principali figure irredenti di queste terre.

"Breve storia di Nizza e di altri territori italofoni" è un volume che dovrebbe leggere ogni italiano, specie i giovani, e per questo bisognerebbe portarlo nelle scuole. Nella sua brevità, riesce a inquadrare profondamente le tematiche trattate, dando al lettore che si sta interessando all’irredentismo, in modo immediato una certa quantità di nozioni che mai potrà trovare su alcun libro scolastico o di diffusione di massa; in tal modo l’input a scoprire di più e ad acculturarsi ulteriormente verrà da sé. Questo volume lo consiglio certamente, mi auguro sia il primo di una lunga serie.

(Sebastiano Parisi)

martedì 25 settembre 2012

Voglia di vivere!

Ho ricevuto il comunicato che segue e lo inserisco volentieri nel mio blog: la nostra società invecchia, aumentano i giovani che cercano lavoro all'estero, i soliti politici non fanno nulla per frenare la chiusura e la delocalizzazione delle aziende... non è possibile continuare così! Occorre un decisivo cambiamento di rotta che può avvenire solo se iniziamo a difendere i più piccoli e indifesi

Venerdì 28 settembre verrà celebrato il "Global Day of Action for Access to Safe and Legal Abortion": si manifesterà pubblicamente, cioè, per chiedere che le norme giuridiche che nel mondo già consentono la soppressione della vita umana innocente quando essa è ancora nel grembo della madre vengano ulteriormente liberalizzate.

L’iniziativa giunge in concomitanza con le nuove direttive tecniche riguardanti l’aborto emanate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità che punta al medesimo obiettivo. Il documento, intitolato “Safe abortion:  technical and policy guidance for health systems” (“Aborto sicuro: guida tecnica e politica per il sistema sanitario”) afferma tra le altre cose:

(…) I professionisti sanitari che invocano l’obiezione di coscienza devono avviare la donna ad un altro professionista con buona formazione e disposto a fare l’intervento, lavorando nello stesso centro sanitario o in un altro centro d’accesso facile autorizzato alla pratica secondo la legislazione nazionale. Quando questo avvio non è possibile, il professionista sanitario che ha delle obiezioni sull’aborto deve praticarlo lui stesso per salvare la vita della donna o per evitare danni alla sua salute”.

Di fronte all’invecchiare dei propri militanti, alla mancanza di entusiasmo delle femministe odierne e alla riduzione dei medici che praticano l’aborto, le lobby pro-morte utilizzeranno l’ imposizione dell’aborto “sempre e comunque” per far avanzare la cultura pro morte.

Venerdî 28 settembre si svolgeranno così manifestazioni a favore dell'aborto in più di 30 Paesi del mondo, con il prevedibile vasto e ricco appoggio di stampa, forze politiche, organizzazioni attivistiche.

Si tratterà, cioè, di un'autentica
GIORNATA PER L'ABORTO E CONTRO LA VITA.

martedì 11 settembre 2012

Associazione culturale "Nizza italiana": Atto costitutivo e Statuto

Il 18 luglio 2011 presso l'Agenzia delle Entrate di Napoli è stato depositato l'Atto costitutivo e lo Statuto dell'Associazione culturale "Nizza italiana". Attualmente sono operativi due circoli affiliati all'Associazione: il Circolo "Anna Gnesa" con sede a Pollena Trocchia (Napoli) e il Circolo "Matilde Serao" con sede a Villorba (Treviso).
Qui di seguito presento Atto costitutivo e Statuto.

ASSOCIAZIONE CULTURALE "NIZZA ITALIANA"
(Organizzazione di volontariato ai sensi della Legge 11 agosto 1991, n° 266)



ATTO COSTITUTIVO


L’anno 2011, il giorno 10 del mese di luglio, in Pollena Trocchia (Napoli) alla via
Gioacchino Rossini 56, sono presenti i signori:
- SILVANO Carlo, nato a Cercola (Na) il ../..1966, residente in Villorba
(Treviso;
- LA RANA Agostino, nato a Pompei (Na) il ../.. 1963, residente in Napoli;
- MILANI Sandra, nata a Treviso il ../..1969, residente in Villorba (Treviso);
- CASCONE Aniello, nato a Torre Annunziata (Na) il ../.. 1966, residente a
Villorba (Treviso);
- SILVANO Luigi, nato a Napoli il ../..1977, residente in Pollena Trocchia
(Napoli);
- GIOVANNINI Luigi, nato Villorba (Tv) il ../..1944, residente a Villorba
(Treviso).
I detti signori, riuniti nell’Assemblea dei soci fondatori, costituiscono
l’Associazione culturale denominata "Nizza italiana", qui di seguito
denominata semplicemente “Associazione”, retta dall’allegato Statuto e per tutto
quivi non previsto, dalle leggi vigenti.
L’Assemblea dei soci fondatori elegge Presidente dell’Associazione il dott. Carlo
SILVANO, e come vicepresidente l'avv. Agostino LA RANA.




STATUTO

ART. 1 -

Denominazione

E’ costituita l’Associazione denominata ASSOCIAZIONE CULTURALE "NIZZA ITALIANA", qui di seguito denominata semplicemente “Associazione”.

ART. 2 -
Natura

L’Associazione non ha scopo di lucro, è apartitica, democratica nella sua organizzazione e di durata

illimitata.

ART. 3 -
Sede

1. L’Associazione ha Sede Legale in Pollena Trocchia (Napoli), alla via Rossini 56, presso

l’abitazione del Sig. Luigi SILVANO, e si riserva il diritto di istituire sedi secondarie ovvero

ulteriori domiciliazioni.

2. L’Associazione può operare in tutto il territorio dell’Unione europea.

ART. 4 -
Fini

1. L’Associazione, nel pieno rispetto del Trattato istitutivo dell’Unione europea, della Convenzione

europea sui diritti umani, della Costituzione e delle Leggi della Repubblica Italiana e delle singole

Regioni, persegue fondamentalmente lo scopo di salvaguardare e promuovere l’identità

storicoculturale e linguistica italiana, sviluppando nei confini geografici italiani il sentimento

d’italianità e alimentando i legami socio-culturali dei connazionali all’estero con la madre patria.

2. A tale scopo, le attività dell’Associazione sono finalizzate esclusivamente all’educazione

permanente, alla promozione della cultura, alla partecipazione civile e alla tutela dei diritti civili.

3. Le iniziative dell’Associazione sono le seguenti: a) organizzazione e gestione di seminari,

convegni e gruppi di studio sul concetto di “italianità”; b) incoraggiamento e offerta di patrocinio

morale a pubblicazioni utili a valorizzare la lingua, la cultura, la storia, la vita sociale, il diritto e

l’arte italiana nonché il sentimento religioso nella società italiana; c) elaborazione di proposte alle

Autorità competenti in merito alla salvaguardia e valorizzazione della cultura e della lingua italiana;

d) interlocuzione con le Autorità Pubbliche istituzionalmente e funzionalmente preposte alla

salvaguardia dell’italianità in patria e all’estero; e) diffusione, attraverso i mezzi di comunicazione

di massa, dei valori legati al concetto di italianità; f) la sensibilizzazione su problemi sociali ed

economici, come quelli legati alla detenzione (carceri e istituti penali dei minorenni), ai conflitti nei

luoghi di lavoro, all'usura, alle società segrete, alla lotta alla criminalità, ecc.; g) alla promozione

del dialogo interreligioso e al valore della pace tra i popoli.

ART. 5 –
I Circoli locali

1. In ogni comune – italiano o estero – possono essere istituiti uno o più circoli locali affiliati

all'Associazione.

2. I circoli possono anche essere indicati con altri termini ed espressioni (ad esempio cenacoli

letterari, logge, congreghe, ecc.).

3. Ogni circolo è retto da un presidente di circolo e da un vicepresidente, entrambi eletti

democraticamente, e da altri possibili responsabili eventualmente definiti dal Regolamento

dell'Associazione.

4. L'affiliazione di un circolo all'Associazione dev'essere approvata e deliberata con un apposito

decreto del Presidente.

5. Ogni circolo è libero di avere una propria denominazione, ispirandosi, ad esempio, a figure del

Risorgimento italiano o a scrittori di lingua italiana.

ART. 6 -
Mezzi

1. Le attività dell’Associazione sono attività culturali: come tali esse sono prestate in modo

personale, spontaneo, senza scopo – diretto o indiretto – di lucro ed esclusivamente per scopi

culturali.

2. Nessuna attività dell’Associazione può avere ad oggetto la cessione di beni e/o la prestazione di

servizi.

ART. 7 -
Rapporti tra l’Associazione e i soci

L’attività del socio, inclusa quella svolta nell’adempimento di un mandato elettivo, non può essere

retribuita in alcun modo.

L’Associazione non può intrattenere alcun rapporto di lavoro, subordinato o autonomo, con i propri

soci.

ART. 8 -
Rapporti con i terzi

L’Associazione può collegarsi, convenzionarsi e/o accreditarsi con istituzioni, enti di diritto

pubblico o privato, ordini professionali, associazioni e loro federazioni.

ART. 9 -
I Soci

Membri dell’Associazione sono i soci fondatori, ordinari e onorari.

1. I soci fondatori sono indicati nell’Atto Costitutivo; i soci ordinari sono coloro che aderiscono

all’Associazione; i soci onorari sono coloro che acquisiscono particolari benemerenze verso

l’Associazione.

2. I soci fondatori hanno la facoltà di partecipare, con diritto di voto, al direttivo di ogni singolo

circolo o altro sodalizio affiliato all'Associazione.

ART. 10 -
Acquisto della qualità di socio

1. La qualità di socio può essere acquisita da qualunque persona.

2. Gli aspiranti soci hanno il diritto/dovere di prendere visione del presente Statuto, al fine di poter

conoscere preventivamente la natura, le finalità e l’organizzazione dell’Associazione.

3. L’iscrizione ha validità a tempo indeterminato, salvo quanto disposto dall’articolo seguente,

comma primo.

4. La domanda di adesione deve essere indirizzata al Presidente dell’Associazione è può essere

verbale o scritta.

5. L’iscrizione all’Associazione è gratuita e non è prevista alcuna quota annuale.

ART. 11 -
Perdita della qualità di socio

1. La qualità di socio si perde in uno dei seguenti casi: a) dimissioni; b) espulsione; c) morte.

2. Il socio che intenda dimettersi deve comunicare per iscritto tale decisione al Presidente; le

dimissioni, con o senza motivazione, sono insindacabili e consentono comunque una successiva reiscrizione.

3. L’espulsione si ha nel caso di grave violazione dello Statuto: ricorrendo tale fattispecie, il

Presidente delibera la sospensione immediata del socio e propone all’Assemblea la sua espulsione.

ART. 12 -
Denominazione degli organi

1. Sono Organi dell’Associazione: a) l’Assemblea dei Soci; b) il Presidente; c) i Presidenti di

circolo.

2. Le cariche di Presidente e Presidente di circolo sono elettive e gratuite.

ART. 13 -
L’Assemblea

1. L’Assemblea è l’Organo di indirizzo e di controllo dell’attività associativa.

2. L’Assemblea è composta da tutti i soci e si svolge ogni anno, in via ordinaria, il primo giorno

feriale del mese di febbraio.

3. L’Assemblea è convocata in via straordinaria dal Presidente qualora egli stesso ne ravvisi

l’opportunità.

4. L’Assemblea ha, in particolare, i seguenti poteri: a) delibera e attua il programma annuale; b)

elegge il Presidente; c) nomina, su proposta di almeno tre soci, eventuali soci onorari; d) può

modificare il presente Statuto; e) può deliberare l’adesione dell’Associazione a terzi, ai sensi

dell’Art, 7 del presente Statuto; f) può espellere un socio; g) ratifica o annulla i provvedimenti

adottati dal Presidente per motivi di necessità e urgenza.

ART. 14 -
Svolgimento dell’Assemblea

1. L’Assemblea si intende regolarmente costituita qualunque sia il numero dei soci presenti.

2. Nel caso un socio non possa partecipare ad un’Assemblea, egli può delegare un altro socio; la

delega, che include il diritto di voto, dev’essere scritta, unipersonale e per singola Assemblea.

3. Su invito del Presidente, all’Assemblea possono prendere parte, senza diritto di voto e al solo

scopo di esprimere pareri qualificati, studiosi della cultura, del diritto e della storia italiana.

ART. 15 -
Il Presidente

1. Il Presidente è il legale rappresentante dell’Associazione.

2. Il Presidente è eletto dall’Assemblea; il suo mandato dura cinque anni ed è rinnovabile.

3. Il Presidente: a) convoca e presiede l’Assemblea; b) assume, in caso di necessità e urgenza, i

provvedimenti che ritiene opportuni, sottoponendoli poi all’Assemblea.

ART. 16 -
I Presidenti di circolo

1. I Presidenti di circolo rappresentano i soci del proprio circolo.

2. I Presidenti di circolo sono eletti dai soci del proprio Circolo riuniti in assemblea;.

3. I Presidenti di circolo restano in carica per cinque anni.

ART. 17 -
Bilancio e patrimonio

1. L’Associazione non ha né entrate né spese: di conseguenza il bilancio economico consuntivo,

eccettuati i casi di cui al comma seguente, è sempre pari a zero.

2. Nel caso in cui l’Associazione riceva eventuali donazioni o contributi, sotto qualsiasi forma e da

qualunque soggetto, tali beni entrano a far parte del patrimonio dell’Associazione, con il vincolo di

destinazione alla realizzazione delle attività statutarie ovvero, in caso di scioglimento

dell’Associazione, ad altre organizzazioni di volontariato aventi scopi analoghi.

Il presente Atto Costitutivo e l’allegato Statuto, redatti in forma di scrittura privata autenticata, si

compongono di n. 4 (quattro) folii.

Letto, confermato e sottoscritto dai soci fondatori.