venerdì 9 febbraio 2018

Il "Dono dell'amicizia" di Marisa e Olivo


Qui di seguito si propone la lettura della "Presentazione" del libro "Il dono dell'amicizia" di Olivo Bolzon e Marisa Restello. Il volume è inserito nella collana editoriale "Questioni di identità" diretta da Carlo Silvano

Presentazione

È l’occasione per ringraziare i nostri lettori che hanno accolto questa semplice testimonianza sincera e gioiosa e tanti altri che ce l’hanno chiesta e desiderano partecipare a un dono prezioso per tutti, oggi soprattutto. Proprio in questi giorni un caro amico è venuto a trovarci e a leggere insieme un piccolo brano che, secondo lui, era il centro del messaggio.


Marisa Restello

Insieme abbiamo constatato che il cammino della liberazione non è né un fatto di bravura, né una via tracciata e uguale per tutti. La relazione uomo-donna diventa sempre più liberante nella misura in cui va oltre ogni problematica e si fa comunione. Pensando alla comunione, per noi credenti in Cristo Gesù, la nostra vita diventa un camminare con Lui che è Dio, creatore come il Padre, dono di vita come lo Spirito e fratello di tutta l’umanità. Gesù Dio, Gesù uomo nella comunione che nell’unità della persona diventa per uomini e donne, vita comune. Mentre continuiamo il nostro cammino, sempre più godiamo la delicatezza e la bellezza della relazione uomo-donna. In tutte le chiese scopriamo oggi un ecumenismo che è rispetto dell’alterità, soprattutto nel rapporto uomo-donna e nello stesso tempo scoperta della gioia di vivere insieme.

Ci siamo sentiti quasi obbligati a questa ristampa, perché tante persone ce l’hanno chiesto e noi stessi eravamo rimasti senza neanche una copia. Non abbiamo voluto né aggiungere impressioni o nuovi pensieri, né togliere quanto abbiamo affermato e comunicato ai nostri amici.


don Olivo Bolzon

 Un primo grande risultato per noi è stata l’accoglienza che ha avuto questa semplice narrazione della nostra vita quotidiana. Possiamo affermare che coloro che vivono il matrimonio e desiderano goderlo, come gli amici preti e le amiche che vivono il celibato sono stati aiutati ad andare oltre la problematica della famiglia oggi e del celibato scelto come sequela di Gesù. Ci sembra che anche nella nostra Chiesa sia urgente andare oltre. Non siamo mai entrati in un problematicismo che ci sembra sterile e che forse proviene da una grande necessità per la Chiesa di vivere una più profonda umanità, una realtà viva di comunione, soprattutto nei confronti delle donne, un reale rispetto e una coscienza che la parità sta nella comunione e nella fiduciosa reciprocità che va oltre i costumi attuali. Non siamo partigiani di estremismi o di regole imposte e violente. Siamo coscienti che restare ancorati al “o – o” cioè o sposati e perciò niente preti, o preti e niente sposati. Né, per quanto riguarda le donne, o dedicate alla famiglia oppure in un ambito decisamente religioso o anche laicale, ma circoscritto.

Marisa e Olivo

 È  vero che a questo riguardo molti passi avanti sono stati fatti, e ancora più incoraggianti sono le recenti suggestioni del Papa sulla necessità di una maggiore responsabilità delle donne nella Chiesa. Forse, inconsapevole ma forte resiste ancora nel mondo clericale la difficoltà, la difesa verso le donne come se non fossero membri a tutti gli effetti del popolo di Dio e impegnate con tutto il cuore ad accogliere il suo piano di salvezza.

Non crediamo però che questo passo avanti si faccia incrociando le spade per sopprimere l’altra fazione. Nella nostra quotidianità ci sembra accogliere la luce del nuovo orizzonte: “e – e”. Cioè e preti sposati e preti celibi. Donne corresponsabili e nella famiglia e nella comunità civile come in quella ecclesiale. Proprio per mostrare la realtà e l’importanza di quell’autorevole “Dio creò l’uomo simile a sé, lo creò a immagine di Dio, maschio e femmina li creò” (Gen. 1,27) e di quell’esplicativo e medievale “Neque domina neque ancilla, sed socia” (né padrona né serva, ma compagna) attribuito a Vincent de Beauvais.


La copertina della seconda ristampa

Soprattutto la terza parte della “Amoris laetitia” ha aperto nuovi orizzonti e fondate speranze sull’umanità che è la presenza di Gesù Dio e uomo. Perciò, con molta serenità auspichiamo nuovi costumi, come vero progresso per tutta l’umanità. Anche nella nostra Chiesa, nella quale noi ci sentiamo bene e che ci ha cresciuti nella nostra vita umana, siamo convinti che sia urgente un nuovo costume ecclesiale e nuova offerta all’umanità. È di questo che, soprattutto in questo periodo, hanno bisogno le famiglie e la comunità tutta.

È   altrettanto dono nella comunità ecclesiale, la presenza del celibato che renda serena la vita di chi crede che la presenza di Gesù è il dono grande del Padre.


Copertina della seconda ristampa

Dopo un lungo cammino, dalle luci del mattino al calore del meriggio alla luce serena del vespero ci siamo aiutati e abbiamo sentito quasi come dovere la necessità di proporre alla gente il dono del matrimonio e il dono del celibato. Nella nostra vita più che un imperativo morale, l’abbiamo vissuto come un dono di reciprocità ricevuto ed amato nei piccoli servizi quotidiani, come frutti di amicizia con Gesù Dio e uomo, come amicizia che da lui proviene e con lui condividiamo perché tutti abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza.

don Olivo e Marisa

San Floriano, giugno 2016








martedì 20 ottobre 2015

Giulio Vignoli, L'irredentismo italiano di Nizza e del Nizzardo

Vi invito a leggere questo libro dedicato all'irredentismo nizzardo perché è un testo che ci aiuta a comprendere tante cose, ed è necessario divulgarlo per far conoscere la vera storia della città e della contea di Nizza.


domenica 19 luglio 2015

Breve storia di Nizza in formato digitale

La storia della città di Nizza, che diede i natali a Giuseppe Garibaldi, è poco conosciuta agli italiani e più passa il tempo più si sbiadisce il ricordo della sua italianità. Ed è per questo motivo che Carlo Silvano ha pubblicato un agevole libretto intitolato "Breve storia di Nizza e di altri territori italofoni", in cui propone al lettore una riflessione sulle beffe della storia, in una chiave culturale e non rivendicazionista. Leggendo questo volumetto il lettore potrà così scoprire lati oscuri della nostra storia risorgimentale: la cessione della città di Nizza alla Francia nel 1860 fu un doloroso tributo che - molto probabilmente - si poteva evitare. Ceduta al governo di Parigi, Nizza subì una feroce francesizzazione con la chiusura, in particolare, di tutte le scuole e i giornali di lingua italiana. E ancora oggi la Francia continua - nei confronti delle minoranze etniche e linguistiche presenti sul suo territorio - un'opera di francesizzazione, omogenizzando tutte le differenze, e ricchezze culturali, piuttosto che perseguire i principi di fratellanza, uguaglianza e libertà. Nel volumetto è inserito un significativo capitolo sull'eroina nizzarda Catarina Segurana, la quale durante un assedio franco-turco guidò alla vittoria i suoi concittadini nel 1543. E proprio a Caterina Segurana è dedicata una poesia, a firma di Adriana Michielin, inserita nel libretto. “Breve storia di Nizza e di altri territori italofoni” è un volumetto pratico e scorrevole, adatto a tutti, da consigliare e regalare soprattutto ai ragazzi delle scuole medie.

http://www.youcanprint.it/youcanprint-libreria/didattica-e-formazione/breve-storia-di-nizza-ebook.html

venerdì 17 luglio 2015

Breve storia di Nizza in formato digitale


Da qualche giorno è iniziata a tutti gli effetti la mia collaborazione con YouCanPrint: è disponibile, infatti, il formato digitale dell'edizione "Breve storia di Nizza e di altri territori italofoni" salutata, proprio oggi, con una recensione apparsa su "La Tribuna" di Treviso a firma di Lieta Zanatta. 

Ora ho ripreso in mano un altro libro, pubblicato già nel 2011, e giunto alla terza edizione cartacea. Si intitola "Liberi reclusi. Storie di minori detenuti" e riguarda la vita dei ragazzi che sono rinchiusi nel carcere minorile. 

Mi auguro di poter proporre - attraverso YouCanPrint - un'edizione in formato digitale, così da poter offrire uno strumento di riflessione e di formazione per quanti, a vario titolo, sono impegnati ad occuparsi dei giovani.

( http://www.youcanprint.it/youcanprint-libreria/didattica-e-formazione/breve-storia-di-nizza-ebook.html ).

Ecco una recensione al libro, a firma di Lieta Zanatta, pubblicata su La Tribuna di oggi.


giovedì 26 marzo 2015

Il dono dell'amicizia, di Olivo Bolzon e Marisa Restello

Lo scorso mese di dicembre è stata pubblicata la prima edizione, e, in questi giorni, dalla tipografia è arrivata la prima ristampa di un libro semplice e sobrio, ma anche molto denso di contenuti. Il libro si intitola "Il dono dell'amicizia. Vita in comune e valore del celibato", e a scriverlo sono stati il sacerdote Olivo Bolzon e la laica Marisa Restello.

Ecco una recensione tratta dalla rivista "Confronti", a firma del giornalista Luigi Sandri:


Potrebbe sembrare generico il titolo del volumetto, ma esso si illumina nel sottotitolo “Vita in comune e dono del celibato” che non è una riflessione, a tavolino, del tema trattato, ma la descrizione di un’esperienza reale. Don Olivo – trevigiano classe 1932 – da giovane prete, impegnato nel sociale, incontra Marisa, anch’essa dedita alla difesa dei diritti degli operai. Tra i due nasce una profonda consonanza di ideali che si arricchisce di un’amicizia perdurante, che tale rimane, senza mai sfociare, come in teoria sarebbe potuto accadere, in innamoramento e poi in convivenza o matrimonio. Marisa, del resto, è legata alla fraternità di Charles de Foucauld e Olivo approfondirà i suoi legami con i preti operai francesi, tanto più dopo che, per ordine dei superiori, sarà inviato in Belgio come assistente europeo delle Acli.
Poi il Vescovo di Treviso lo richiamerà in patria per mandarlo come parroco a San Floriano, una piccola frazione di Castelfranco Veneto. E Marisa, che già era stata per un certo tempo con lui, andrà anch’essa a vivere nella canonica dando una mano nelle attività della piccola comunità locale. Non mancano le “malelingue” di qualche fedele, mainfine la gente accetta quella singolare situazione e, anzi, la considera un’alta testimonianza, anche perché la casa parrocchiale è aperta e ospitale per tutti e soprattutto per gli extracomunitari.
Il libro – scritto a quattro mani , parte da Olivo e parte da Marisa, distintamente: così si individua come i due protagonisti hanno vissuto e vivono la loro storia – è ricco di osservazioni, aneddoti, valutazioni che, in controluce, inquadrano la loro esistenza nella più ampia cornice dell’Italia e della Chiesa romana, con le luci e le ombre del post-Concilio. Ma soprattutto, è testimonianza di una realtà al tempo stesso umile e straordinaria.
E inevitabile sorge il desiderio, per chi non conoscesse Marisa e Olivo, di andarli a trovare. E – lo assicuriamo – sarebbe per loro, e per l’ospite una gioia straordinaria.
Scrive Olivo in una delle poesie che concludono il volume: “Vagando e vagando/ raccogliendo e raccogliendo/ senza direzioni,/ ma fissi all’orizzonte/ abbiamo esplorato oceani/ dentro le nostre vite”.

Luigi Sandri ("Confronti", marzo 2015, p. 46)




martedì 7 ottobre 2014

La tragedia dell'Arandora Star e la morte di 446 italiani

Propongo una pagina tratta dal mensile "Trevisani nel mondo" (settembre 2014) contenente due interessanti articoli.


giovedì 31 luglio 2014

Treviso. Si ritorna a parlare di moschee

A mio avviso l'apertura di una moschea a Treviso rappresenta una questione molto delicata, perché se da un lato tutte le religioni meritano rispetto, dall'altro bisogna essere cauti nell'accettare un luogo di culto islamico così da evitare di legittimare situazioni che sono in contrasto con la nostra Carta costituzionale. Mi riferisco, in particolare, al fatto che in Italia, e così anche a Treviso, la poligamia è una triste realtà che vede operai nordafricani con moglie e figli a carico, e affitto o mutuo da onorare, che fanno arrivare nel nostro Paese - con la formula della badante - la loro seconda moglie. A mio avviso, la poligamia non solo non deve essere accettata nel nostro Paese, ma il governo italiano dovrebbe - in virtù della Carta dei diritti fondamentali dell'Uomo - avviare una concreta azione di sensibilizzazione per sradicare questa pratica anche nei Paesi che l'accettano. C'è poi un'altra questione, ovvero quella della libertà religiosa: oggi, mi chiedo, cosa succederebbe ad un marocchino che dovesse liberamente abbandonare la fede islamica per un altro credo religioso? Anche questa seconda questione merita attenzione e la comunità islamica presente a Treviso deve chiarire la propria posizione in merito alla libertà di religione di ogni singola persona, compresi i musulmani.