Da Chambéry a Torino:
la via sabauda che preparò la nascita dell’Italia
Le città di Torino e Chambéry – l’antica Ciamberì della tradizione italiana – sono legate da una storia comune lunga tanti secoli. Non si tratta soltanto di rapporti geografici tra due città alpine poste ai lati delle montagne, ma di un legame politico, culturale e dinastico che ha avuto un ruolo decisivo nella formazione dell’identità sabauda e, indirettamente, nella nascita del Regno d’Italia.
Per secoli Ciamberì fu il cuore politico della Casa di Savoia. La città divenne capitale dei conti e poi dei duchi sabaudi tra il XIII e il XVI secolo, trasformandosi nel centro amministrativo e simbolico di uno Stato alpino destinato a espandersi su entrambe le versanti delle Alpi.
I duchi di Savoia svolsero un ruolo fondamentale nel consolidare i legami tra Ciamberì e Torino. La loro politica non considerava le Alpi come una barriera, ma come un asse di collegamento. Attraverso valichi, strade commerciali e alleanze dinastiche, essi unirono progressivamente territori transalpini e piemontesi in una realtà statale coerente. La dinastia sabauda governava, infatti, un insieme di regioni che comprendevano Savoia, Piemonte, Valle d’Aosta, Nizza e territori limitrofi, costruendo uno dei più importanti Stati europei di frontiera.
Ciamberì rappresentò per lungo tempo il centro politico della dinastia. Qui si trovava il castello dei duchi di Savoia, qui si custodivano gli archivi e qui si sviluppò una corte raffinata capace di collegare il mondo italiano con quello francese. La città sabauda ospitò anche per un periodo la Sacra Sindone, trasferita successivamente a Torino.
Tuttavia il grande cambiamento avvenne nel XVI secolo. Dopo l’occupazione francese del Ducato di Savoia e le guerre che sconvolsero l’Europa occidentale, il duca Emanuele Filiberto comprese che il futuro politico dello Stato sabaudo doveva orientarsi verso il versante italiano delle Alpi. Nel 1563 egli trasferì ufficialmente la capitale da Ciamberì a Torino.
Questo passaggio non rappresentò una rottura tra le due città, ma piuttosto una trasformazione strategica. Torino divenne il nuovo centro politico e amministrativo del ducato, mentre Ciamberì continuò a conservare un enorme valore simbolico e storico per la dinastia. Fu proprio il trasferimento della capitale a Torino a permettere ai Savoia di rafforzare il controllo sul Piemonte, sviluppare un esercito moderno e costruire uno Stato sempre più orientato verso la penisola italiana.In questo senso Ciamberì può essere considerata, sotto il profilo patriottico e storico, una delle culle della nascita del Regno d’Italia. La ragione è profonda: senza la lunga esperienza politica maturata dai Savoia nella loro antica capitale alpina, probabilmente non sarebbe esistita quella dinastia capace, nei secoli successivi, di guidare il processo di unificazione italiana.
La Casa di Savoia imparò, infatti, a Ciamberì l’arte del governo, della diplomazia e dell’equilibrio tra culture diverse. La posizione della città, tra Italia, Svizzera e Francia, costrinse i duchi sabaudi a sviluppare una mentalità europea e una forte capacità amministrativa. Quando Torino divenne capitale, questa esperienza politica venne trasferita nel cuore del Piemonte e divenne la base del futuro Regno di Sardegna, lo Stato che nell’Ottocento avrebbe guidato il Risorgimento italiano.
Da questo punto di vista il percorso storico appare chiaro: Ciamberì fu la prima grande capitale sabauda; Torino ne divenne l’erede politica; il Regno di Sardegna trasformò poi Torino nel centro dell’unificazione nazionale italiana. La continuità dinastica tra le due città costituisce dunque uno degli elementi fondamentali della storia italiana moderna.
Anche sul piano culturale i legami tra Torino e Ciamberì rimasero fortissimi. La corte sabauda favorì per secoli la circolazione di artisti, architetti, religiosi e funzionari tra le due città. Le tradizioni amministrative, il gusto architettonico e persino alcune consuetudini linguistiche riflettevano questa comune appartenenza sabauda. Ancora oggi le residenze reali di Torino e il castello dei duchi di Savoia a Ciamberì testimoniano una medesima civiltà politica e culturale. L’annessione della Savoia alla Francia nel 1860-1861, conseguenza degli accordi tra Cavour e Napoleone III durante il processo di unificazione italiana, separò Ciamberì dal regno guidato dai Savoia. Tuttavia il legame storico non si spezzò completamente. Ancora oggi Torino e Ciamberì condividono una memoria comune fatta di cultura alpina, tradizioni religiose e patrimonio sabaudo.
Le due città rappresentano così le due anime storiche della dinastia dei Savoia: Ciamberì, culla originaria della potenza sabauda oltre le Alpi; Torino, città che trasformò quella tradizione dinastica nel progetto politico che avrebbe portato alla nascita dell’Italia unita. In questa prospettiva, la storia di Ciamberì non appartiene soltanto alla memoria savoiarda o francese, ma anche alle radici profonde della storia nazionale italiana. (a cura di Carlo Silvano)
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Carlo Silvano è autore di numerosi volumi, tra cui "Breve storia di Nizza e di altri territori italofoni. Per informazioni cliccare sul seguente collegamento a Youcanprint: Breve storia di Nizza e di altri territori italofoni

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